Domenica I d'Avvento
Insieme: Vieni o Spirito Creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. O dolce Consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell'anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male. Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen.
Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Lettore: Questo testo non fa parte di quelli che si scelgono deliberatamente per trovarvi un conforto e risollevarsi il morale. Eppure la Chiesa mette un tale ostacolo all’inizio dell’anno liturgico. Si tratta di abbandonare il trantran, le abitudini, le usanze, di convertirsi e ripartire da zero. Al di là della gioiosa novella del Vangelo che annuncia la venuta redentrice di Dio, si dimentica e si respinge facilmente l’eventualità del giudizio, anche se non la si contesta assolutamente “in teoria”. È il pericolo che corrono i discepoli di tutte le epoche. Se non si aspetta ogni giorno la sentenza di Dio, non si tarda a vivere come se non esistesse giudizio. Di fronte ad una tale minaccia, nessuno può prendere come scusa lo stile di vita “degli altri”: nessuno può trincerarsi dietro agli altri per sottrarsi al pericolo di essere dimenticato dal Signore. Salvezza e giudizio sono affini uno all’altro, ci scuotono nel bel mezzo della nostra vita: sia nel momento delle grandi catastrofi (la grande inondazione è qui evocata) sia nel corso del lavoro quotidiano nei campi o in casa. Uno è preso, trova scampo, è salvato; un altro è abbandonato. Ma non essere tratti d’impiccio non dipende chiaramente dal beneplacito degli altri. È l’uomo stesso che ha nelle sue mani la propria salvezza o la propria perdizione. Ecco perché, come spesso nel Vangelo, questo brano si conclude con un appello alla vigilanza. (lachiesa.it)
Lettore: Se da una parte l'attesa delle cose ultime e definitive fa riferimento al futuro, tuttavia essa si fonda su un imprescindibile sguardo al passato che motiva una scelta nel presente. La questione temporale riguardante il momento della "fine dei tempi": «Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa...» (Mt 24,36a). L'espressione "il giorno e l'ora" è molto diffusa nel linguaggio biblico per indicare il momento preciso di un avvenimento; l'esatta collocazione cronologica di questo momento è sconosciuta a tutti, meno che al Padre; tuttavia l'annuncio della realtà di questo momento ultimo della storia degli uomini, comprensibile alla luce dell'esperienza passata, dà un senso e un significato al momento presente.
Il riferimento ai "giorni di Noè" (Mt 24,37) è un appello rivolto ai credenti perché accolgano nella fede gli interventi salvifici di Dio operati nella storia passata e, nella memoria delle proprie radici («come furono»), fondino la loro speranza nell'attesa di un nuovo e definitivo intervento salvifico di Dio alla fine dei tempi («così sarà»). Da questa visione del presente, come tempo "opportuno" per la salvezza, scaturiscono i tre imperativi che compaiono nella pericope evangelica e che esprimono quali atteggiamenti devono caratterizzare il vissuto del cristiano nella storia: «vegliate» (v. 42), «cercate di capire» (v. 43), «tenetevi pronti» (v. 44). Si può cogliere in questi tre imperativi un certo sviluppo progressivo, per cui al primo invito, quello alla vigilanza, ossia allo "svegliarsi dal sonno" per acquisire un atteggiamento di consapevolezza attenta, segue il secondo invito, quello a "cercare di capire" attentamente, ossia ad assumere un atteggiamento vitale "intelligente", capace cioè di intravedere i segni della presenza di Dio nella storia; il terzo invito, logica conseguenza dei precedenti, è quello ad "tenersi pronti": colui che è "sveglio" ed è capace di guardare dentro le cose, è pronto all'incontro con Dio.
Questo atteggiamento rimanda al desiderio dell'incontro, che è tipico del tempo di Avvento. Non c'è attesa, infatti, se non c'è esperienza di un incontro che ha messo nel cuore un desiderio vivo di tornare a vedere ancora e per sempre. Noi siamo soliti interrogarci, presi dalla paura, quando sarà questo incontro, ma non ci chiediamo abbastanza se il nostro cuore desidera incontrare il Signore, se desideriamo essere con Lui. Un cuore che desidera è un cuore che attende, pronto a cogliere tutti i segni della presenza dell'Atteso.(don Orlando Russo)
Lettore: Sarebbe bello che tutti si chiedessero la ragione della loro insoddisfazione, anche quando non manca nulla nella vita. Non è forse quella nostra innata natura di figli, che Dio ha creati per condividere il Suo Amore? Se non è così, Chi, non 'quali cosé, può essere? Fa male anche solo scoprire nei massmedia il silenzio su Dio, come non avesse alcun peso sulle nostre esistenze. Riempiono pagine di cronache, che tante volte disgustano, ma quasi mai vanno alla vera sete del cuore.... come se Dio non esistesse.
Lo stesso Natale, che è la grande festa dell'Amore divino, che si fa vicino a noi, per sempre, a volte è solo poesia, con un'immensa sete di gioia e di pace, ma poi il mercato non fa' che offrire regali, ma nulla che ci porti più vicini a Gesù. È molto triste, sapere che mentre Dio ci ricorda che Lui è nato tra noi, noi gli offriamo una grotta... lontano da noi! È di grande tristezza come per intere giornate si possa seguire la cronaca di inspiegabili drammi, l'assassinio di mogli, mariti, bambini, amici, rivali, non chiedendosi la ragione di fatti così aberranti e, soprattutto, non dedicando neppure un istante nel creare una coscienza che abbia il sapore della verità e del bene.
Occorre uscire da questa tristezza, per ritrovare la nostra vera nobiltà di figli di Dio e con Lui ridare alla vita il gusto del cielo, a cui possiamo partecipare, come figli, ma che esige uno stile di vita cristiano, ossia a modello dei figli del Padre. Questa è la ragione dell'Avvento, che ci mette alla ricerca di Dio, che forse abbiamo smarrito nei meandri del mondo, che non è certamente Cielo e neppure la nostra vera casa.
Cerchiamo Colui che ci cerca... per diventare veri, aperti... figli e fratelli. Scriveva don Tonino Bello: "Avvento, attesa, ma di chi? Che cosa aspettiamo? Aspettiamo innanzitutto un cambio per noi, per la nostra vita spirituale e poi avvertiamo che stiamo camminando su speroni pericolosi che possono farci ruzzolare. Attesa di rinnovamento per noi e per la storia dell'umanità. Non siamo ancora capaci di pronunciare una parola forte che dice che la guerra ogni guerra è iniqua. Abbiamo nelle mani il Vangelo, ma siamo ancora cristiani irrisoluti, che camminano secondo le logiche della prudenza carnale e non della prudenza dello Spirito Santo... Siamo gente che riesce a dormire con molta tranquillità pur sapendo che nel mondo ci sono tante sofferenze". L'Avvento allora dovrebbe svegliarci dal sonno, per essere pronti ad accogliere il Dio con noi, Gesù. (Mons. A. Riboldi)
Lettore: Eccoci di nuovo! La liturgia ci riporta ai blocchi di partenza con il tempo dell'Avvento.E’ veramente importante riscoprire l'arte del ripartire. Il Signore, oggi, ci chiama a questo. Ci ricolloca all'inizio, allo start. Ci smuove a riscoprire la bellezza e lo stupore dell'inizio, la freschezza dell'alba, la lucentezza del primo sguardo.
Mi piace questo ripartire, perché non è da zero, ma da Lui. Si (ri)parte per (ri)mettere fondamenta, per azzeccare il primo passo, per imparare a fidarsi e per rimettersi in gioco. Nessuno si può sentire escluso. Il cammino di Avvento ci addestra a dare senso al tempo, a non farcelo scivolare addosso, a riempirlo della sua presenza e a ripartire da lui. Se vuoi rialzarti, se vuoi rimetterti in cammino, se vuoi ridare vigore alla tua vita e alla tua fede, trovati un po' di silenzio, un tempo di intimità e dillo al Signore: "Ricomincio da te". Perché quello è il suo posto. O ci metti lui, o è un gran caos... Animo, fratelli! Si riparte, coraggio! Se sei un cercatore di Dio o sei abitato dalla tiepidezza o sei inguaribile dormiglione, da oggi hai possibilità nuova: il Signore viene, ancora, per te. Questo è la notizia buona dell'Avvento: lui non si è ancora stancato di te. Attento, ripigliati: Dio sta venendo a farti visita!
Insieme: Santa Maria, Vergine dell'attesa, (…) riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l'arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d'inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in primavera, (…) Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell'alleanza.
Santa Maria, donna dell'attesa, conforta il dolore delle madri per i loro figli che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più, perché uccisi da un incidente stradale o perché sedotti dai richiami della giungla. Perché dispersi dalla furia della guerra o perché risucchiati dal turbine delle passioni. Perché travolti dalla tempesta del mare o perché travolti dalle tempeste della vita. Riempi i silenzi di chi non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n'è andato con un' altra. Colma di pace il vuoto interiore di chi nella vita le ha sbagliate tutte, e l'unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte. Asciuga le lacrime di chi ha coltivato tanti sogni a occhi aperti, e (…) se li è visti così svanire a uno a uno, che ormai teme anche di sognare a occhi chiusi.
Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci un'anima vigiliare. (…) Ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio. Portaci arpa e cetra, perché con te mattiniera possiamo svegliare l'aurora.
Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell' attesa. E il Signore che viene, Vergine dell'avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano. (don Tonino Bello)