Signore, ricordati di me

20.11.2013 17:00
Domenica XXXIV T.O.                                   

Lettore: Gesù, proprio in quanto Messia e Re nel compimento del piano eterno di salvezza, ingaggia sulla croce una lotta sanguinosa contro Satana, che aveva soggiogato l’uomo sull’albero del paradiso. Ora, sull’albero della croce, Cristo gli inferisce un colpo mortale e salva l’uomo. Gesù poteva scendere dalla croce e salvarsi; ma non l’ha fatto, perché altrimenti non ci avrebbe salvato. Ed ecco che raccoglie i frutti della sua passione: uno dei due ladroni crocifissi ai suoi fianchi confessa i propri peccati ed esorta l’altro a fare lo stesso, ma, soprattutto, professa la sua fede: Gesù è Re! Il Re crocifisso gli assicura in modo solenne: “Oggi sarai con me in paradiso”. Adamo aveva chiuso a tutti le porte del paradiso, Gesù, vincitore del peccato, della morte e di Satana, apre le porte del paradiso anche ai più grandi peccatori, purché si convertano, sia pure nel momento della loro morte.

Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43): In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Lettore: Gesù è in croce. Ma non è solo. Molti sono lì, a guardarlo. Con intenzioni diverse. Con sentimenti diversi. Ma sono lì, piuttosto che altrove. Gesù comunque attrae a sé. È come una calamita: gioco forza, non puoi fare a meno di stare nei suoi paraggi. Quella voce, quei passi, quella presenza ti chiama a stargli intorno. Sotto la croce. Un momento drammatico, conclusivo. C'è il popolo che guarda. Quel popolo che aveva osannato e quel popolo che aveva condannato. Ognuno perso tra gli altri: Gesù è fatto spettacolo. L'epilogo di tante giornate piene di trepidazioni, di miracoli, di palpiti nuovi della Parola sacra ... è lì su quel legno di malfattore. Gesù è colpevole, colpevole di aver amato fino alla fine. E anche qui è motivo discriminante di scelta. Chi vuol venire dietro a me ... prenda la sua croce ... il suo spazio di dono completo! C'è il popolo. Ci sono i capi. E questi deridono Gesù, usano la sua identità come sfida. Salvi se stesso. È l'eletto di Dio? niente di più facile che salvarsi. Ma questo Dio Gesù non lo conosce!!! Il Dio del pensare a sé, del salvaguardarsi il proprio star bene. C'è molto di più nel suo cuore, c'è l'amore anche per i capi che lo deridono e lo sfidano. Intorno alla croce girano i soldati, lontani dalla fede e vicini alla croce. Anche loro lo deridono e lo sfidano. In loro non c'è lo sguardo al cielo, la sfida è sull'orizzonte della potenza umana: Sei o no il re dei giudei? L'invito è lo stesso dei capi: Salva te stesso! E la scritta lo dice che Gesù è il re dei giudei. Un re che non veste panni di regalità superba, ma carni spoglie di regalità esistenziale. Non negli applausi, non nel sovrastare, ma nell'umile farsi piccolo per entrare nella porta stretta dell'annientamento che permette di mettere in luce l'immagine interiore sepolta dalle vesti sontuose delle illusioni di potere umano. (J.C.)

Lettore: Ma i più vicini alla croce sono loro, i crocifissi con Gesù. Stare accanto a Gesù non garantisce la contrizione della vita. anche qui si leva lo stesso invito: Salva te stesso! E in quel salva chiaramente c'è la speranza di salvarsi personalmente. L'insulto qui suona come giudizio di una vita intera. Sei il Cristo? E qui stai? Le parole che sottolineano il fallimento, la catastrofe, il bluff ... Gesù non risponde agli inviti, all'insulto, agli sguardi. Quale voce di tentazione quel SALVA TE STESSO! Poteva Gesù scendere dalla croce, dimostrare la sua Figliolanza divina. Ma l'amore del Padre può essere conosciuto, compreso e accolto non nelle sfide di potenza e nell'affermazione di sé. Non ha bisogno Gesù di dimostrare niente a nessuno. Lui sta facendo sul serio.

I suoi occhi guardano con amore il popolo, i capi, i soldati, i compagni di croce. E l'amore si lascia crocifiggere, perché è già dato totalmente, senza riserve. Tra le voci di sfida e di insulti, le voci di chi cerca solo se stesso, si leva un'altra voce. Una voce di giudizio e di rimprovero per chi è lì e non ha capito nulla, una voce di verità che fa rientrare in sé: «Non hai alcun timore di Dio?...». Guarda la realtà: Gesù non ha fatto nulla di male, ma sta qui con noi. Se non salva se stesso è perché la sua vita va oltre. Tutti coloro che hanno sfidato Gesù hanno riconosciuto a lui quello che è: il Cristo di Dio, l'eletto, il re dei giudei, il Cristo. Ma si sono ingannati sul come Gesù lo fosse: non nella gloria, non nella potenza, ma nell'umiltà. Accanto alla croce nasce la preghiera, l'unica vera preghiera: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». E Gesù risponde a questa parola autentica, libera, innocente: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».(J.C.)

Lettore: Perché nella festa di Gesù re dell'universo si legge il vangelo della crocifissione? Più che re qui Gesù è un condannato a morte, uno che è stato dichiarato colpevole. La scritta sulla croce dice: Questo è il re dei giudei. E allora perché i giudei lo hanno mandato a morire, non era il loro re? La questione è un po' grossa. Qual è il regno di Gesù? Lui non voleva prendere il posto di Erode e governare il popolo. Gesù ogni volta parla del regno dei cieli. Quindi non sta in terra ma nei cieli! Questo nessuno lo ha capito, al di fuori degli amici veri.

Tutti cercavano un Gesù che risolvesse le cose della terra, ma si sono sbagliati. E si sono talmente stufati di interrogarsi e di sentirsi stravolti dall'insegnamento di Gesù e dalla sua presa sulle persone, che lo cercavano sempre di più, che hanno deciso di farlo fuori.

È il modo nostro di risolvere i problemi. Quella cosa ci dà fastidio? Via, la eliminiamo. Quella persona non ci piace? Non la cerchiamo più e facciamo del tutto per eliminarla, magari cambiamo giro di amicizie o parrocchia per non vederla più. Gesù oggi ci dice che noi possiamo con lui regnare se cerchiamo di fare spazio ai valori che non tramontano e che abitano nelle profondità del cuore, e passiamo nelle cose di questa terra con libertà, senza intrattenerci in un possesso che ha fine. L'uomo ha dato a Gesù un trono, senza saperlo. Il trono della croce. La sofferenza da quando Gesù ha sofferto fino a morire ha acquistato un grande valore! Soffre per amore chi non salva se stesso, ma si offre per la salvezza degli altri. E il primo ad essere conquistato dalla risurrezione è il condannato a morte che sta vicino a lui. Nel dispiacere della sua vita sciupata nel latrocinio comprende che quell'uomo innocente crocifisso con lui dice la verità. E si affida a lui. Crede che Gesù ha un regno e spera di essere ricordato da Gesù dopo la morte. La croce diventa un luogo di incontro che va oltre il dolore, è l'incontro di chi accoglie il proprio dolore guardando al dolore di Gesù e scopre la bellezza di un oggi che non finirà mai. Quella morte è la porta del regno dei cieli, perché è vissuta come abbraccio di vita nuova (J.C.).

Lettore: Il brano di Vangelo ci aiuta a comprendere come una volta di più sono i semplici e coloro che avvertono che cambiare è possibile a capire qualcosa di Gesù, e come i capi, i forti, si chiudono all'incontro con Dio. Una regalità derisa quella di Gesù, dai capi del popolo e dai soldati, una regalità insultata dalla disperazione di uno dei due malfattori crocifissi con lui, una regalità contemplata dal popolo (che peccato che nel testo in spagnolo si perda questo particolare così importante) presente sotto la croce, silenzioso, attento, infine una regalità riconosciuta dal cosiddetto buon ladrone. Per tutti vale però lo stesso particolare: la regalità di Gesù è affermata nelle parole dei capi, dei soldati, dei compagni di supplizio, nella scritta sopra il suo capo. Mi colpisce molto quanto ha scritto Enzo Bianchi sul buon ladrone: lo lego al cammino circa il discepolato che abbiamo fatto fino ad oggi. Scrive che è la figura del discepolo, perché attua la correzione fraterna (non hai timore di Dio), riconosce il male commesso e ne è pentito, riconosce l'innocenza di Gesù e infine chiede misericordia confessando la sua regalità. Mi piace questo legare la regalità al perdono, Gesù dalla croce perdona e perdona tutti, per questo è re, ma non semplicemente dei giudei: è re dell'universo, di ognuno di noi che ci riconosciamo bisognosi della misericordia di Dio.

Possa essere così anche per noi: vivere nel timore di Dio, che non è vivere nella paura, ma è capacità di riconoscerne la presenza, celebrandola ogni giorno in quell'ascolto della Parola che ci porta ad essere "appesi a Lui". (don M. Prandi)

Insieme: “Oggi con me sarai nel paradiso”. Il Paradiso… il tuo regno, Signore, e in questo regno si entra quando ti riconosciamo Re, nostro Re. Chi ha creduto in te è un altro crocifisso, un uomo che vive per intero la condizione umana. Sulla terra tutti siamo crocifissi dalla malizia dei nostri peccati e dai nostri errori e tu, Signore Gesù ti proponi a tutti, ti fai guardare da tutti, anche dalla cattiveria e dalla malvagità dell'uomo. Da te crocifisso impariamo che dalla nostra croce dobbiamo guardare la tua Croce, la nostra non ci consente di raggiungere il tuo regno. Solo la tua Croce è la via per entrare nel tuo regno, perchè è croce di redenzione, di salvezza, di giustificazione. Vergine Maria, Madre della Redenzione, dacci una fede di oggi per oggi. Vogliamo anche noi riconoscere nel Crocifisso l'unico e solo Salvatore e Redentore della nostra vita. Liberaci, Signore, dalla fede di ieri, da quella legge pensata e scritta da mani d’uomo. Guardando te penante, impariamo l’unica legge, quella che hai inscritto nel profondo di ogni uomo, la legge dell’amore. La legge semplice e grande allo stesso tempo, che fa esclamare ad Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi” perché chi ama non ha bisogno di leggi, chi ama fa il bene e fa ogni bene. Stasera, guardiamo a te, nostro Re, Signore e nostro grande benefattore, e ti benediciamo. Si, Signore, sii benedetto oggi e sempre e sia benedetto il tuo Regno che viene! Ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine e a noi, che camminiamo sulle tue orme, fa che, come te, doniamo la nostra vita per amore dei fratelli, certi di condividere la tua gloria in paradiso e così cantare, con gli Angeli e i Santi a te, Agnello immolato, degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore e gloria nei secoli, in eterno. (cfr Ap 5,12; 1,6)