(Riflessioni del Card. Angelo Comastri)
Insieme: Vieni, Spirito Santo, dentro di me, nel mio cuore e nella mia volontà. Accordami la Tua intelligenza, perché la parola del Vangelo illumini la mia coscienza e riscaldi il mio cuore. Donami il Tuo amore, perché oggi, esortato dalla Tua parola, ti cerchi nei fatti e nelle persone che ho incontrato. Donami la Tua sapienza, perché io sappia rivivere e motivare, alla luce della Parola, quello che oggi ho vissuto. Donami la perseveranza, perché io con pazienza penetri il messaggio di Dio nel Vangelo e lo metta in pratica.
Lettore: La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia. (LG 8, 61)
Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50): Mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
Lettore: Ai tempi di Maria altre donne erano famose, temute e considerate “grandi”: Erodiade, moglie di Erode Tetrarca della Galilea; Cleopatra, sorella di Tolomeo di Egitto e seducente protagonista della scena del suo tempo; Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Ottaviano Augusto. Ma oggi chi ricorda più queste donne? Sono soltanto una velocissima riga dei libri di storia, mentre Maria ha attraversato i secoli ed oggi è “chiamata beata da tutte le generazioni”. Chiediamoci: dove sta il segreto della grandezza di Maria? Perché questa piccola e sconosciuta ragazza di Nazareth è riuscita a scuotere il mondo, a commuovere i cuori, a radunare folle per portarle al Signore?
Il segreto, ancora una volta, sta nella casa di Nazareth dove Dio ha cercato Maria! E in Maria Dio ha trovato il si che aspettava dall’inizio della storia umana. Nell’Apocalisse noi leggiamo lo stile di Dio: “Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). E se qualcuno non apre la porta? E se qualcuno fa finta di non sentire o, addirittura, rifiuta di aprire la porta a Dio? Dio non sfonda la porta. Ma rifiutando Dio, noi rifiutiamo la vita. Rifiutando Dio, noi rifiutiamo la gioia. Rifiutando Dio, noi rifiutiamo la luce e ci condanniamo alla confusione, all’incomprensione e alla violenza: è lo spettacolo che vediamo ogni giorno, purtroppo!
Per grazia di Dio, però, c’è anche una storia di bene: c’è una storia di bontà, c’è una storia di umiltà, c’è una storia di generosità, c’è una storia nella quale sboccia la fraternità: la storia alla quale noi vogliamo appartenere.
Questa storia parte dal si di Maria. Il si di Maria – per usare le parole commosse di San Francesco – “ha reso nostro fratello il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia”. Quanto dobbiamo essere riconoscenti a Maria! Quanto dobbiamo amarla per il si dell’Annunciazione con il quale ha interrotto la catena dei nostri no!
Lettore: Ma è doveroso chiedersi: come ha fatto Maria a pronunciare un si così grande, così convinto, così fedele, così coerente? La risposta è, ancora una volta, nel racconto dell’Annunciazione.
Le precise indicazioni del Vangelo sono una chiara segnaletica che ci dice che Maria profumava di umiltà e Dio l’ha scelta proprio a motivo della sua umiltà. L’orgoglio è la massima distanza tra noi e Dio: e oggi, nel nostro mondo, ci sono montagne di orgoglio, che rendono contorta la storia e seminano dolore e tristezza e incomprensione e aggressioni continue. Dice il Salmo 19: “Signore, da l’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere: così sarò irreprensibile, sarò puro dal grande peccato…”. I Santi lo Capiscono, San Bonaventura ci riferisce che “San Francesco aveva in orrore la superbia origine di tutti i mali e la disubbidienza sua pessima figlia”. Il vescovo Jacques Bénigne Bossuet sul finire del 1600 disse: ”Vi meravigliate perché Dio sembra che si sia nascosto? C’è troppo orgoglio in giro, Dio si trova a disagio e non trova spazio in un mondo così. E’ costretto ad abbandonarci, perché l’umiltà è sparita dal cuore degli uomini”. In Maria, invece, Dio non ha trovato neppure una briciola di orgoglio: per questo motivo Maria è diventata la più grande collaboratrice di Dio nell’opera di recupero e di ricostruzione del mondo: l’opera della salvezza che è ancora in pieno svolgimento. E noi stasera sentiamo che ci passa accanto e bussa alla porta del nostro cuore. Risponderemo? Diremo il nostro si? Impariamo da Maria a dire oggi il nostro si a Dio.
Lettore: Maria, dopo aver detto il suo si a Dio, sente una spinta interiore che la fa mettere in viaggio. Centoventi chilometri di strade impervie erano una grande fatica, però Maria non esita e và per servire Elisabetta! Per soccorrerla! Per donarle la bontà e la carità nei più umili servizi della casa. E sapete che cosa accadde. E’ importante sottolineare che Maria, sulla soglia della casa di Elisabetta, riceve il primo commento di una voce umana sul miracolo avvenuto nella casa di Nazareth. E questo commento inatteso arriva mentre Maria sta compiendo un atto di umiltà e di carità. Vivendo l’umiltà e la carità, si sente la voce di Dio e si avverte la sua presenza. Vi racconto un esempio particolarmente illuminante.
Agostino Gemelli da giovane era ateo. Sapete come incontrò il Signore? Mentre, come medico, era al fronte durante la prima Guerra Mondiale, un giorno portarono all’infermeria del campo un giovane soldato ferito a morte. Il giovane, comprendendo che la sua fine ere vicina, con grande candore disse al medico ateo: “Dottore, se fosse stata qui la mia mamma, mi avrebbe baciato e mi avrebbe affidato alla Madonna. Mi dia il bacio della mamma e mi aiuti a dire un Ave Maria”. Il medico ateo esita, non vorrebbe rinnegare la coerenza con il suo ateismo. Però, colpito dall’implorazione del giovane moribondo, compie un atto di umiltà e di carità e bacia il ferito e dice l’Ave Maria. E, pregando, si ritrova in ginocchio e ritrova la fede. L’umiltà e la carità ci portano tra le braccia di Dio.
Lettore: Maria percorre tutta la strada dell’umiltà e della carità… seguendo Gesù. E quando vede che la strada di Gesù va verso la Croce, Maria non torna indietro ma si abbandona docilmente nelle mani di Dio: Maria crede, Maria sa che la fede non pone domande, Maria è sicura che l’ Amore vince l’odio… per il semplice fatto che Dio è Amore. E Dio vince anche quando è inchiodato alla Croce. Anzi, la Croce è il momento della massima vittoria di Dio perché è il momento in cui Dio colloca un infinito atto di amore in mezzo al groviglio di tutte le cattiverie e di tutte le violenze e di tutte le brutalità umane.
Immaginiamo Maria ai piedi della Croce. Suo Figlio è inchiodato al patibolo e soffre: e la Mamma soffre con Lui e sente i chiodi che feriscono anche la sua anima. Che cosa pensa Maria in quel momento? Maria si fida di Dio, Maria riconosce nel Crocifisso l’onnipotenza di Dio: l’onnipotenza dell’ Amore, che ci tende la mano per tirarci fuori dell’abisso della nostra cattiveria. E Gesù legge i pensieri presenti nell’anima della Madre e sente che il cuore della Madre batte all’unisono con il suo.
Per questo volge lo sguardo verso di lei e le dice: “Donna (che vuol dire: Tu che rappresenti la bellezza e la grandezza dell’amore di tutte le donne) ecco tuo figlio (che vuol dire: non pensare a me, ma pensa all’umanità e racconta agli uomini l’Amore di Dio con la forza convincente del tuo amore materno)”.
Da quel momento Maria ha una sola preoccupazione: farci conoscere Dio! Farci incontrare l’Amore di Dio nelle ferite del Crocifisso, che sono ferite d’amore.
Lettore: Oggi, in Paradiso Maria continua ad essere Madre: e una Madre pensa ai figli, si preoccupa dei figli, cerca il bene dei figli. In questo momento Maria pensa a noi!
Giuseppe Ungaretti ha scritto una splendida poesia sulla Madre. Egli immagina il momento della sua morte e dice che l’ultimo battito del cuore fa cadere la parete che lo separa dall’eternità. In quel momento egli cerca ansiosamente la mamma, che l’ha preceduto tanti anni prima. Ma, ecco la sorpresa! Egli trova subito la sua mamma, però la mamma non si volta verso di lui: la mamma sta in ginocchio davanti a Dio e prega per il figlio, prega per ottenere misericordia. E quando la mamma ha letto negli occhi di Dio la certezza del perdono per il figlio, soltanto allora si volta verso il figlio e, facendo profondo respiro gli dice: “Figlio mio, quanto ti ho aspettato!” e lo abbraccia… felice! Questa è la mamma! Questa è Maria!
Che possiate tutti sentire nel Cuore di Maria il battito del Cuore di Gesù e possiate ritrovare l’entusiasmo della fede con una bella e santa confessione, che tolga dalle vostre anime il peso e le brutture di ogni peccato.
Lettore: E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l'esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore. (LG 8, 62)
Insieme: O Maria, donna dei giorni feriali, parlaci delle cose piccole e semplici nelle quali si sente il sapore vero del pane buono di un tempo, impastato dalle mani della mamma. O Maria, donna dei giorni feriali, liberaci dalla tentazione della bontà che cerca il palcoscenico e si spegne insieme ai riflettori. Aiutaci ad essere veri sempre e dovunque!
O Maria, donna dei giorni feriali, aiutaci a riscoprire il fascino delle giornate normali: fa che i nostri sguardi siano messaggi, i nostri sorrisi siano abbracci di pace e i nostri gesti siano regali colmi di gioia.
O Maria, donna dei giorni feriali, aiutaci ad aprire la porta di casa per condividere la festa della nostra vita e per diffondere il canto dei figli di Dio sulle strade della fatica di ogni giorno. O Maria, aiutaci a capire che la festa è Dio: Accolto e amato nella casa dei giorni feriali. Amen.