(Riflessione del card. Angelo Comastri)
Insieme: Vieni, Spirito Santo, dentro di me, nel mio cuore e nella mia volontà. Accordami la Tua intelligenza, perché la parola del Vangelo illumini la mia coscienza e riscaldi il mio cuore. Donami il Tuo amore, perché oggi, esortato dalla Tua parola, ti cerchi nei fatti e nelle persone che ho incontrato. Donami la Tua sapienza, perché io sappia rivivere e motivare, alla luce della Parola, quello che oggi ho vissuto. Donami la perseveranza, perché io con pazienza penetri il messaggio di Dio nel Vangelo e lo metta in pratica. Amen
Lettore: “Maria è la creatura più umile apparsa sulla faccia della terra. E’ la creatura che più ha conosciuto Dio ed è per questo che è difficile parlare della Madonna, perché siamo tutti, e per primo colui che vi sta parlando, impastati di orgoglio; proprio l’orgoglio non ci permette di capire sino in fondo Maria, di capire quello che Dio ha scritto attraverso Maria, perché Maria è un’opera di Dio. Jean Paul Sartre, uno dei più grandi rappresentanti dell’esistenzialismo ateo, ha scritto una delle pagine mariane più belle. L’ha scritta in occasione del Natale del 1940. Trovandosi in una situazione di umiliazione e disperazione, in una piccola opera dal titolo Bariona o il figlio del tuono, così: “Su Maria è apparso uno stupore che non ritornerà mai più sul volto di una creatura. Maria è la donna più vicina a Dio. Maria è l’unica persona al mondo che stringendo al petto suo figlio gli può dire Dio mio ed è l’unica creatura che pregando il suo Dio gli può dire Figlio mio”.
Lettore: Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra » [174]. Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.(LG 8, 54)
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-27) Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Lettore: “In quel momento, Maria c’era. Cos’è l’ora di Gesù? E’ una delle tante ore passate nella storia, è una delle tante ore di questo fiume di secoli e di anni che formano la storia umana, dentro alla quale ci siamo anche noi? C’è un’ora da capire, un’ora che è il senso di tutte le ore, un’ora che è la salvezza di tutte le ore. In quell’ora, Maria c’era.
Gesù ha parlato per la prima volta della sua ora a Cana di Galilea e ne ha parlato con sua madre. La donna attenta, si accorge che la festa sta per finire in una grande figuraccia e non pensa “Non spetta a me, cosa c’entro io, io sono una invitata”. No. Maria, non ragiona con lo schema dell’egoismo, interviene invece con il tatto dell’umiltà: «Figlio, non hanno più vino». «Perché ti preoccupi, non è ancora giunta la mia ora» è la risposta di Gesù. Cosa voleva dire Gesù? Gesù dava a Maria la chiave di lettura di quello che stava accadendo, voleva dire: “Io il miracolo lo faccio, cambierò l’acqua in vino, stai però attenta, Maria, non ti far trarre in inganno, il miracolo mio non è questo, non è questa la mia ora. Preparati alla mia ora”. Chissà quante volte Maria ritornerà a pensare a queste parole, e si sarà chiesta: “Quando arriverà la sua ora?”
Gesù ne parlò anche agli apostoli, ma il risultato fu completamente diverso. Pietro, aveva detto: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente» e Gesù di rimando: «Ebbene, io ti dico, tu sei pietra e su questa pietra edificherò la mia chiesa». Stupende parole quelle di Gesù, ma la fede di Pietro era ancora immatura: non basta dire la verità, bisogna consegnarsi alla verità. Non basta dire il Credo per credere. Pietro aveva detto la verità, ma non si era ancora consegnato alla verità, tanto è vero che quando Gesù disse: «Io vado a Gerusalemme, dove soffrirò, sarò condannato e sarò crocifisso, ma il terzo giorno risusciterò» la reazione di Pietro fu immediata, prese Gesù per un braccio, lo scostò e gli disse: «Signore non ti accadrà mai». La risposta di Gesù è di una serenità impressionante, perché qui era in gioco la verità decisiva: «Mettiti dietro a me altrimenti diventi satana, tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».”
Lettore: “E venne l’ora decisiva di Gesù. L’ora nella quale Gesù, il figlio di Dio, ha preso questa carne che oggi pulsa in noi, questa carne fragile, debole, questa carne umana, e l’ha fatta sua - e in questa carne ha detto un atto di amore infinito che ormai è dentro il tempo, ormai è dentro la storia, è dentro un’ora delle tante ore della storia. Atto d’amore che fa parte del nostro patrimonio e ce l’ha messo dentro, nel cuore. Da quell’ora, tutta la santità che sboccerà e fiorirà nel mondo nascerà da quell’atto di amore. In quell’ora Maria è accanto a Gesù e Gesù le dice le parole stupende, le parole in greco riferite da Giovanni che traduce quelle che sentì sulla croce, anche lui c’era: «Donna, vedi il tuo figlio» e indica Giovanni. Giovanni rappresenta la chiesa, Giovanni rappresenta l’umanità.
Cosa vuol dire allora Gesù a Maria? Gesù dice «Donna, tu sei la creatura più vicina a me, tu sei in comunione con quello che io sto vivendo in questo momento, tu ci credi che quest’ora non è l’ora della sconfitta di Dio ma è l’ora della vittoria di Dio, perché io sto mettendo un atto di amore infinito dentro la storia umana. Madre, io prendo la tua umanità e la regalo al mondo, io prendo la tua umanità e ne faccio un segno della mia bontà e della mia misericordia». Che missione incredibile dà a Maria, da vertigine! «Donna ecco tuo figlio» e c’eravamo anche noi in quel figlio, perché il gesto di Gesù ha una densità impressionante. Immaginate come Maria ha accolto queste parole.”
Lettore: “Maria è una credente, come noi dobbiamo essere credenti. Come ha fatto Maria a percorrere la strada della fedeltà fino ai piedi della croce? Come è iniziata l’avventura di Maria, l’avventura della sua fede, l’avventura di credente? Come è iniziata la sua storia? Andiamo alla casa di Nazareth, andiamo al momento del sì alla chiamata di Dio, perché la storia di coloro che credono inizia sempre con un sì. Io talvolta mi chiedo se anche noi abbiamo detto il nostro sì, se l’abbiamo detto sul serio, se veramente possiamo dire di noi di essere un sì a Dio.
Maria è nella sua casa, una povera casa. Le case di Nazareth erano formate da una grotta, dove noi oggi mettiamo gli animali, e da un’aula appoggiata alla grotta, quindi tre pareti: Maria era in una di queste case. Lì l’angelo del Signore fu mandato. Perché l’angelo è mandato da Dio? Perché Dio ha bisogno di noi. Dio è l’onnipotente, che se ne fa Dio del sì di Maria? Dio ha bisogno di noi e Dio passa dove la libertà umana gli apre la porta. Questo è un fatto che ci deve sconvolgere, pensate quante difficoltà noi possiamo creare a Dio. Madre Teresa diceva spesso «Quando vedete che un povero muore di fame, non date la colpa a Dio, perché Dio sicuramente ha dato a qualcuno il doppio del pane e costui non ne dà a chi ne ha bisogno; quando vedete qualcuno solo non date la colpa a Dio, Dio sicuramente ha dato il cuore a qualcuno e quel cuore non si è aperto per soccorrere chi è solo». Non è Dio che dice di no, siamo noi che diciamo di no, perché ognuno di noi è un sì e se il sì non sboccia, crea desolazione, crea sofferenza, crea vuoto, e la responsabilità è nostra, perché Dio non ci scavalca.”
Lettore: “L’angelo fu mandato da Dio: è la storia di Maria, ma è anche la nostra storia; pensate quante annunciazioni sono finite male, pensate quante annunciazioni non terminano con un sì. Uno scrittore russo, scrive: «Noi possiamo dire come Maria “Eccomi”, ma possiamo dire a Dio “No, non ci sto” e nel momento in cui diciamo “No” la libertà abortisce e diventa inferno, perché all’inferno non ci si va mandati da Dio, inferno si diventa nel momento in cui la libertà rifiuta Dio». L’angelo fu mandato da Dio, dove avviene il miracolo di questo incontro? Dove avviene il miracolo di questa stupenda vocazione dalla quale vogliamo tutti imparare qualcosa? Non a Roma, che era il centro del mondo. Non ad Atene, che era la capitale della sapienza. Non a Gerusalemme, che era la capitale religiosa. L’angelo viene mandato a Nazareth, una paesino, pensate che quando dissero a Natanaele «Abbiamo trovato il Messia, Gesù di Nazareth», costui scoppiò a ridere e disse «Che cosa può venire di buono da Nazareth?» “L’angelo venne mandato da Dio a Nazareth, ad una ragazza promessa sposa ad uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe”. Un ramo collaterale, il ramo diretto si era estinto a Babilonia. Dopo che i re venivano uccisi, rimanevano questi rami collaterali di povera gente: Giuseppe era infatti un artigiano. Dio dunque manda il suo angelo nella terra dell’umiltà, perché soltanto lì può sbocciare il miracolo del sì. Le parole greche usate da San Luca per tradurre l’aramaico sono quasi intraducibili, e la traduzione più vicina all’originale è questa: «Gioisci, Dio stravede per te e ti affida una grande missione» . Questo vale anche per noi.
Quando Madre Teresa ha sentito la chiamata di Dio, sentiva dentro di sè queste parole: «Teresa, ho sete del tuo amore. Rispondimi, Teresa, perché nessuno risponde al mio amore». Le stesse parole hanno sentite i santi di ieri e di oggi e di domani, è la storia di ogni vocazione. Tutti sentiamo Dio che bussa come un mendicante alla porta della nostra libertà per chiedere «Dammi il tuo amore, io ti amo infinitamente, rispondi al mio amore».”
Lettore: “ Maria restò turbata e il verbo usato da Luca è un verbo molto forte, in greco è il verbo tarassò che vuol dire angoscia forte. Non è il turbamento della paura, ma dello stupore, è il turbamento dell’umiltà, di chi si sente indegno. Maria si sente indegna e, proprio perché si sentiva indegna, era degna e il dialogo tra Maria e l’angelo è un dialogo per capire quello che Dio vuole. Tanto che glielo chiede: «Fammi capire quello che Dio vuole da me, io non conosco uomo, quale maternità vuole Dio da me?».
Nella risposta dell’angelo capiamo il senso della domanda di Maria: «Maria, lo Spirito Santo scenderà su di te, ti avvolgerà con la sua ombra , colui che nascerà da te sarà dunque grande e chiamato Figlio di Dio». Avrebbe potuto dire: «Ma cosa mi stai raccontando, ma che maternità è mai questa? Chi potrà mai credere alle mie parole, se io vado a raccontare quello che tu mi dici? Voglio delle garanzie. Io non posso acconsentire ad una proposta così imbarazzante, così fuori da ogni regola».
Maria però non ragiona così, risponde: «Eccomi». Maria si fida di Dio. Nel momento in cui Maria dice “Io sono la schiava del Signore” diventa la donna più libera di tutta la storia dell’umanità, perché la libertà non sta nel fare quel che si vuole, questo è capriccio, non sta nell’esaudire tutti i desideri, questo è egoismo, la libertà sta nell’aprirsi a Dio, perché Dio solo può dar senso alla vita. Oggi si respira nel mondo un senso di vuoto. Dio vuole uomini liberi, donne libere, persone capaci di dire un sì, persone capaci di fare della vita l’avventura della bontà, l’avventura della carità, l’avventura del servizio, l’avventura del dono, perché questo dà senso alla vita. I nemici dell’uomo - e soprattutto il Nemico dell’uomo - non vuole questo, ma noi che siamo qui, in ascolto della Parola, sappiamo che solo Dio è l’amico, Dio è colui che ci vuole bene e attraverso la storia di Maria questa sera dice anche a ciascuno di noi: «Io ho investito un patrimonio di amore con la tua libertà, fallo fruttificare. Non per me, perché Dio è infinito, a Dio non manca nulla. Fallo fruttificare per te, perché soltanto impegnando la tua libertà per il bene tu sarai felice e moltiplicherai la felicità accanto a te».”
Insieme: O Maria, Donna in cammino, da tutte le strade del mondo veniamo verso di Te portando sempre nel cuore la nostalgia viva di un Volto di Madre. Tu sei la Madre! Il Tuo Si umile e docile ha dato una Casa all'Eterno e l'ha reso nostro Fratello, viandante sempre in cammino, Dio-con-noi: Emmanuele !
Tu sei la Madre ! Fa nascere dentro di noi il cuore sereno di un bimbo che tende la mano al suo Dio e cammina, cammina con fede sapendo che ora la strada conduce alla Casa dei figli di Dio. Amen. (A. Comastri)