è questo il messaggio lasciato ai giovani dall’Arcivescovo Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.
In una conferenza pronunciata venerdì 9 marzo 2007 presso il centro giovanile internazionale “San Lorenzo” di Roma, il presule ha presentato il messaggio del Papa per la XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a livello diocesano il 1° aprile, Domenica delle Palme.
Nel messaggio papale, intitolato “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34), c’è “un messaggio ad ogni giovane: tu vali, nell’amore di Dio c’è spazio per tutti”, ha spiegato il presule.
“Ogni persona sente l’esigenza di amare e di essere amata”, ha constatato monsignor Rylko, “ma la parola amare è una tra quelle parole usate e abusate, e vi si attribuiscono significati molto diversi che a volte non hanno niente a che fare con l’amore vero”.
L’essenza dell’amore, ha ricordato, è stata spiegata nella prima enciclica papale, la “Deus caritas est”, con due parole greche: “agape” ed “eros”.
“Agape” vuol dire “l’amore oblativo che consiste nel dono di sé all’altro. Un dono gratuito, quando un uomo per così dire esce da se stesso, dal proprio egoismo e si dona all’altro. Il Papa dice che è un esodo, estasi, donarsi all’altra persona”.
L’“eros”, invece, “è un amore possessivo che tende a unirsi alla persona amata”.
Come ha rimarcato monsignor Rylko, “il Papa osserva che sia eros sia agape non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro. L’uomo non può soltanto vivere l’amore oblativo, non può solo dare, deve anche ricevere. Chi vuole dare amore deve sapere anche ricevere”.
Come doniamo amore e carità all’altro?, si è chiesto l’Arcivescovo. “C’è carità, rispetto, spirito di sacrificio?”; “mi comporto forse come uno che ha diritto a tutto, dando per scontato ogni gesto di amore che ricevo senza accorgermene?”.
“Dobbiamo imparare a stupirci, meravigliarci davanti all’amore che ci arriva, sia dalle persone amiche, ma soprattutto al dono di amore grande che Dio mi dona – ha osservato –. Non dare mai per scontato il dono dell’amore”.
“L’amore non è facile, è una vera sfida che si profila dinanzi ad ogni persona”, ma “la sconfitta la più grande di una persona è quando non crede più alla possibilità di amare – ha denunciato –. Non dobbiamo mai dubitare che l’amore vero è possibile. Solo così possiamo costruire la nostra vita come persone e la nostra vita come cristiani. L’amore non è un’utopia, è la nostra vocazione”..
Per “imparare l’amore”, Benedetto XVI propone un itinerario a tre tappe.
La prima è sapere scoprire qual è la sorgente dell’amore. “La fonte dell’amore bello e puro è Dio stesso”, come ricorda il Pontefice. “Il mistero trinitario di Dio è un eterno scambio d’amore tra il Padre e il Figlio, è una persona, lo Spirito Santo. Ogni amore vero deve essere qualcosa che rispecchia l’amore vero del Dio Trino”.
La seconda tappa consiste nella constatazione che “l’amore di Dio per l’uomo si rivela in pienezza nell’incarnazione del Figlio di Dio, e in modo speciale nella sua croce”. L’ultima tappa è infine “quella di amare il prossimo come Cristo ci ama”, perché “il punto di riferimento è sempre Cristo”.
“Per questo il Papa nel messaggio scrive: sulla croce Cristo grida: ‘ho sete’ rivelando la sua sete che lo amiamo e ci amiamo tra di noi. La grande sfida è questa: saper accogliere l’amore di Dio e saperlo donare agli altri”, ha detto monsignor Rylko.
“Per imparare ad amare dobbiamo amare, così come a nuotare impariamo nuotando. Dobbiamo uscire da noi stessi per donare noi stessi all’altro”.
“Tanti giovani pensano che le scelte definitive sono diminuzione della libertà, anzi pensano che siano impossibili. Il Papa ci dice che le scelte definitive sono la garanzia della nostra libertà”, ha aggiunto.
“Benedetto XVI attira gli sguardi dei giovani ai santi quali maestri di vita. Essi ci dicono che il vero amore è possibile e che vale la pena ‘osare l’amore’, come dice il Papa”, e tra tutti questi beati e santi sceglie madre Teresa, che “ha vissuto tutta la sua vita pensando alla parola di Gesù: ‘ho sete’, che non è la sete di bere, ma riguarda una sete più fondamentale, la sete d’amore”.
“Ogni Eucaristia è per noi un’importante scuola d’amore e vorrei invitarvi ad accogliere ogni santa Messa come un invito di Cristo come quell’‘ho sete’ di Gesù Cristo, imparare ad ascoltare il ho sete di Cristo in ogni messa, la sua sete del nostro amore, verso di lui e verso il prossimo”. (ROMA, martedì, 13-03-2007 ZENIT.org).
“Non dare mai per scontato il dono dell’amore”:
28.10.2014 08:30