Tratto da: EconomiaCristiana.it
Giovanna Rossi docente di sociologia della famiglia e servizi alla persona dell’Università Cattolica di Milano, è stata intervistata da "A Conti Fatti", il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana (in onda ogni domenica alle 15.40 ed il Lunedì alle 11.35).
Secondo l’ultima indagine Istat la famiglia appare in crisi, aumentano le separazioni la durata media del matrimonio si riduce a 15 anni. Questa crisi del matrimonio è crisi dell’istituzione o della famiglia stessa?
I due elementi sono strettamente connessi. Non si può non tener presente che la crisi del matrimonio e la scelta di forme alternative al matrimonio come la convivenza certamente cambiano la faccia della famiglia.
La crisi del matrimonio ha delle origini specifiche di carattere culturale legate alla trasformazione dei valori; la scelta di non sposarsi, sia civilmente che religiosamente, testimoniano un processo di individualizzazione mentre tutti gli aspetti del patto sociale perdono di importanza. Ciò che domina è l’individuo con le sue scelte personali mentre gli aspetti relazionali contenuti nell’istituzione matrimoniale vengono sottovalutati. E questo trasforma la faccia della famiglia.
Stanno emergendo nuove forme di relazione come i Lat, Living apart together di cui ci parla il rapporto “European Values Study 2009”. Di cosa si tratta e quanto è diffuso in Italia questo fenomeno?
È presente in modo consistente. Rappresenta una forma di relazione a distanza che coinvolge persone che dal punto di vista dello stato civile sono celibi o nubili che non prevede una convivenza di carattere abitativo, ma con implicazioni molto forti dal punto di vista della relazione.
Questo implica una nuova idea di famiglia o una non volontà di impegnarsi come coppia?
È un modo con cui vivere la relazione di coppia. Chi compie una scelta di questo tipo difficilmente poi compie una scelta di carattere familiare. Può essere se mai un’anticamera della convivenza ma difficilmente vedrà un’evoluzione matrimoniale. Le caratteristiche di questi Lat sono interessanti: queste persone mettono molta enfasi sulla discussione interpersonale, sulla semantica dell’amore visto come realizzazione vis a vis dei due. Sono favorevoli alla convivenza senza il matrimonio, si dichiarano persone non religiose e ritengono che la Chiesa non possa offrire un valido aiuto nei problemi di vita familiare.
L’ European Values Study mostra delle tendenze che discriminano nettamente tra la famiglia basata sul matrimonio e tutte le altre forme, perché oltre ai Lat ci sono altre forme come la convivenza, la separazione, il divorzio o un fenomeno interessante per il nostro paese costituito dai separati che nelle future unioni non scelgono un nuovo matrimonio, ma fenomeni di convivenza.
Qual è oggi la causa principale di divorzio o separazione?
Non c’è una causa principale. La coppia non tiene perché il patto all’origine della relazione tra i due ha perso la dimensione del “per sempre”, ma è sempre più frequentemente un patto a termine.
C’è una sorta di sperimentazione che fa si che all’insorgere delle prime difficoltà all’interno della coppia si cedano le armi.
Quanto conta nel salvataggio di un’unione la condivisione della fede religiosa?
Conta molto la condivisione della fede, tra l’altro c’è una correlazione forte tra chi attribuisce molta importanza alla famiglia e chi attribuisce molta importanza alla religione. (Scritto da Rossella Rizzi)